Interviste ai Canapicoltori – cap. I “Hemp Farm Italia”

All’incirca un anno fa abbiamo raccolto la sfida di unire le nostre conoscenze informatiche con la nostra comune passione riguardante il mondo della canapa, abbiamo creato il sito nel quale navigate e oggi possiamo ben dire che il nostro portale sia navigato e frequentato da addetti del settore o semplici utenti, ovvero rappresenti quello che abbiamo sempre desiderato rappresentasse, ovvero un punto di ritrovo. La strada da percorrere è però ancora lunga e per questo abbiamo voluto dare spazio ai nostri inserzionisti e quella che vi apprestate a leggere è la prima di una serie d’interviste che la nostra associazione ha deciso di redigere per affrontare al meglio il problema, o l’opportunità, a voi la chiave di lettura, riguardante il mondo della canapicoltura. Nel corso di questa prima intervista abbiamo affrontato gli argomenti più scottanti, ma di facile presa, riguardanti il mondo della canapa e delle cosiddette, ma è decisamente riduttivo definirle così; ‘Droghe Leggere’, un mondo che troppo erroneamente e altrettanto frequentemente viene posto ai margini di una società spesso sorda alle opportunità che la terra, perché è di questo che stiamo parlando, può offrirci. Ringraziamo la cooperativa Hemp Farm per la disponibilità offertaci e per essersi messa in gioco assieme a noi, e cediamo loro la parola

Buona lettura e buona canapa a tutti

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  • Potreste raccontarci come è iniziato il vostro progetto e qual è la vostra situazione attuale?

Attualmente la cooperativa Hemp Farm Italia è composta da tre soci che vi lavorano costantemente: Marco Sborgia, Daniele Di Martino e io. A noi si uniscono poi diverse aziende agricole del territorio a cui diamo la possibilità di coltivare canapa impegnandoci a ritirare in alcuni casi il raccolto di semi o fiori. Il progetto ha iniziato a prender forma e conoscendoci sui campi e dal desiderio di riuscire a fare filiera in loco, risensibilizzando le persone sui molteplici usi di questa pianta e di tutte le altre naturalmente presenti nella nostra biodiversità e offrendo loro degli esempi concreti. Così il 17 Marzo del 2015, dopo aver sperimentato l’anno prima la filiera della canapa italiana coadiuvati dall’Hemp Farm Tortoreto e ispirata all’Hemp Farm di Brindisi, di Andrea Carletti, abbiamo deciso di costituire una cooperativa e di chiamarla Hemp Farm Italia perché vorremmo essere una via di unione e di sbocco di mercato per le diverse fattorie italiane che desiderino coltivare canapa.

  • Come cooperativa, quali sono i principi agricoli che condividete e che volete diffondere? Quale tipo di agricoltura sostenete? Qual è la vostra filosofia?

Il modello di agricoltura che vorremmo diffondere sta innanzitutto nella cooperazione, parola poco conosciuta di questi tempi, nella valorizzazione della biodiversità autoctona, di cui ci stiamo, o ci stanno, facendo perder memoria ma che è l’unica via percorribile per un’alimentazione sana, e sul diffondere consapevolezza di ciò che uno ha realmente sotto agli occhi. Pochi sanno, e di certo pochi se ne preoccupano, che il 90% di ciò che l’alimentazione industriale propone è porcheria: piante OGM, (tra cui i cereali della pasta o del pane o dei biscotti che mangiamo ogni giorno sono i capostipiti per diffusione) conservanti, coloranti, dolcificanti, sbiancanti, aromi… circa 3000 prodotti chimici usabili dalle industrie agroalimentari al solo scopo di rendere più gradevole ed attraente possibile un prodotto, con le conseguenti intolleranze alimentari e a lungo termine squilibri e problemi di salute di chi accumula nel proprio corpo queste sostanze. Per non parlare dei trattamenti chimici che i coltivatori spargono sulle proprie piante per salvaguardare il raccolto e sul fatto che anche dietro ai marchi BIO si nasconde, soprattutto se si parla di prodotti provenienti dall’estero,  riportante sul retro dell’etichetta la dicitura “agricoltura non UE”, a mio avviso stiamo parlando di una truffa e di un pericolo. Com’è possibile che, ad esempio, in Canada hanno addirittura consentito per utilizzo biologico il Roundup, erbicida al Glifosato di cui solo ultimamente dalle nostre parti se ne sente parlare per gli effetti dannosi sulla salute? O che sempre da quelle parti i controlli sul biologico si facciano su una decina di composti chimici mentre da noi, in Italia, su un centinaio, e ciononostante il biologico americano, cinese o di qualunque altra parte del mondo, viene importato in UE ed in Italia e riconosciuto con i marchi biologici Comunitari? La cosa migliore sarebbe autoprodursi quel che serve o tentare di alimentarsi a km 0.

  • Faresti una breve descrizione delle situazione italiana della canapicoltura?

La situazione della canapicoltura in Italia è in fermento ed espansione e molte sono le piccole aziende che stanno ricominciando a coltivare canapa e produrre dei prodotti alimentari in loco. Le principali aziende e associazioni che si sono affacciate sul settore da quando nel 1998 è stato possibile nuovamente coltivare canapa hanno probabilmente sbagliato a basare la filiera solo sulla valorizzazione del fusto, del canapulo e della fibra, per cui eravamo noti in tutto il mondo per le nostre genetiche italiane molto alte e di qualità per produrre fibre lunghe. Dico questo perché attualmente, nel 2016, in base ai numeri, la filiera italiana non si è mai ripresa e sono marginali le produzioni che si stanno facendo per quanto riguarda la trasformazione del fusto, questo sia perché non abbiamo a disposizione macchinari tanto grandi ed efficienti, come quelli dei nostri diretti concorrenti, sia perché in Italia tutto ha un prezzo più alto, dalla materia prima alla manodopera alle tassazioni, inoltre se a livello statale, o comunitario, ci permettono poi di essere inondati di materie prime estere a basso costo, naturalmente, le aziende che lavorano nel settore preferiscono acquistare dove è più conveniente abbattendo i costi e aumentando i guadagni e credo questo sia decisamente logico in una mentalità di puro business capitalistico. Questo fa si che la  maggior parte del canapulo arrivi in Italia dalla Francia ad un prezzo intorno ai 0,30€/Kg mentre i filati e i tessuti arrivino direttamente dalla Cina. Per quanto riguarda l’alimentare la maggior parte dei prodotti che si stanno commerciando in Italia proviene dal Canada, che attualmente credo sia il maggior produttore ed esportatore nel mondo di canapa alimentare.

  • Come vi posizionate rispetto alla situazione italiana? Condividete quello che succede o avete la percezione che le cose possano migliorare e lavorate in quella direzione?

Per quanto riguarda la nostra cooperativa, possiamo dire che il 2014 (quando la coop. non era ancora costituita) l’abbiamo trascorso testando in campo questa coltivazione industriale e quindi valutandone la filiera. Nel 2015 ci siamo invece dedicati alla trasformazione alimentare sperimentando diversi prodotti. Quest’anno vorremmo invece dedicarlo concentrandoci maggiormente sulla commercializzazione. Per quel che verte la situazione normativa italiana va detto che sia abbastanza delicata, sia in ambito medico-ricreativo, nel quale se fosse tutto regolamentato sicuramente si aprirebbero nuovi scenari  ed entrate economiche a livello Statale, sia sul lato industriale, carente di alcune normative come: soglia di tolleranza di THC negli alimenti, un disciplinare adatto all’olio di semi di canapa, che non può essere comparato genericamente ad un altro olio di semi, una normativa chiara sul CBD e sulla valorizzazione dei fiori di canapa industriale. Quindi sicuramente tutto è migliorabile, basta solo esserne coscienti.

  • Quali sono stati e sono tuttora i principali ostacoli che incontrate?

Il principale ostacolo che incontriamo è il sistema in cui viviamo, la mancanza di informazioni sui canali mainstream, il lavaggio del cervello dei mass-media sui cittadini, il modello economico, o meglio finanziario, imposto, i diversi interessi delle grandi lobby che fanno il bello e il brutto tempo, ovvero ciò che è riscontrabile ogni giorno nella vita di tutti. Se ci fosse realmente uno Stato che si preoccupa della gestione delle risorse comuni, della Terra su cui viviamo, che va ricordato è di tutti, ci sarebbe più vicinanza con il cittadino che lo compone, più aiuti per lo sviluppo sano ed eco-sostenibile, più incentivi e progresso reale. Parlando in piccolo in merito alla nostra realtà invece, la maggiore difficoltà è di certo rappresentata dall’essere partiti da 0 e solo con fondi propri e sicuramente se riuscissimo a reperire fondi statali, si potrebbero fare più investimenti, aumentare  prodotti e produzione con il conseguente aumento di richiesta di materia prima interna.

  • Quali invece i vostri punti di forza?

I nostri punti i forza stanno sicuramente nella cooperazione, anzi, colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta Giulio Amadeo Fiore di Torano Nuovo (TE) che con i suoi 80 e più anni di esperienza, ci ha ospitato nella sua azienda agricola di produzione di cereali antichi come un padre, dandoci la possibilità di usufruire del suoi macchinari e ambienti a norma di legge per il confezionamento, stoccaggio e tutto quel che riguarda la lavorazione, facendoci risparmiare un investimento iniziale per il laboratorio di produzione. La forza della nostra generazione poi sta nell’essere nati in questo sistema malato, ed essendo giovani ed elastici di mente riusciamo a guardare, anche grazie all’informazione globalizzata, le cose in senso lato avendo diverse prospettive e una visione più  globale e come una sorta di virus o di antidoto, a seconda dei punti di vista. Ad esempio nel nostro caso stiamo cercando modelli di cooperazione efficienti che permettano a un agricoltore di assicurarsi il proprio guadagno a prescindere dall’esito agricolo dell’annata. Per fare un esempio concreto con un’azienda agricola del posto stiamo sperimentando dallo scorso anno il conferimento gratuito del raccolto alla cooperativa che successivamente si preoccupa di trasformarlo e metterlo in commercio dividendo poi, tolte le spese, gli utili al 50% da produttore/conferitore e cooperativa, stiamo a tutti gli effetti parlando quindi di una sorta di consorzio.

E per ultimo, ma non ultimo, la qualità; noi siamo in Italia, abbiamo una grandissima biodiversità da valorizzare e utilizzare per farne prodotti di qualità, sempre più ricercati di questi tempi e vero ed unico punto forte del reale “Made in Italy”.

  • Che tipo di canapa coltivate ( semi, qualità …) e che cosa producete maggiormente? Ci sono delle novità nella vostra produzione?

La canapa che coltiviamo è definita “canapa industriale”, ovvero delle selezioni di Cannabis Sativa L. per far abbassare il livello di THC ad di sotto dello 0,2%, limite stabilito per l’Italia e l’UE. Le varietà che cerchiamo sono quelle più adatte per la produzione di semi ed i questi anni in zona ne abbiamo sperimentate diverse: Futura-75, Uso-31, Felina-32, Markant, Monoica, Fibrol, Finola, personalmente a me piace tantissimo l’Uso-31 per la grande qualità di olio che produce, più delicato di sapore rispetto ad altri e, dalle analisi fatte, pare contenga anche più Tocoferolo (Vitamina E) rispetto agli altri. Di contro l’USO-31 è una varietà incrociata con delle landrace Russe, quindi una cosiddetta “autofiorente” che, avendo un ciclo biologico breve (100-110 giorni) indipendente dal fotoperiodo, con una fase vegetativa altrettanto breve (circa 30giorni) se non gli si predispongono le migliori condizioni in campo (buona aratura, ottima fresatura, terreno ricco di sostanza organica ed acqua) può dare, come ci è capitato, raccolti veramente scarsi… Comunque delle diverse varietà di canapa che coltiviamo e ci conferiscono, produciamo dal 2015 diversi prodotti: come Semi integrali, olio e farina di canapa, pasta e biscotti di grani antichi e canapa (Senatore Cappelli-Canapa, Farro-Canapa, Saragolla-Canapa), due tipi di birra alla canapa, entrambe con 6gr di fiori di Futura-75 dove in una sono in bollitura e nell’altra di dry hopping, e due tipi di fiori, Finola e Futura-75, per farne tisane, decotti, estrazioni, inalazioni o da utilizzare in cucina. Stiamo valutando già dallo scorso anno una produzione interna di CBD ed oli essenziali, anche in collaborazione con gli studi che alcuni ricercatori della facoltà di Bioscienze di Teramo stanno facendo, ma per questo siamo vincolati a degli investimenti che abbiamo presentato ultimamente per un bando del PSR della regione Abruzzo.collage-small

  • Quali sono i prodotti più richiesti e come sta rispondendo la popolazione a questa re-introduzione della canapa nel mercato?

Dal 2014, primo anno in cui si sono iniziate a vedere delle piantagioni di canapa industriale in zona, a oggi, da queste parti, come in tutta l’Italia, vedo ci sia molta più familiarità con questa pianta e la cosa ci fa enormemente piacere. Il primo anno qui ci fu un po’ un allarme generale potremmo dire: le forze dell’ordine, Carabinieri e Guardia di Finanza, mi convocarono più volte in caserma per capire cosa stava succedendo e confrontarsi sulla materia. Un nostro campo invece, posizionato al margine di una strada statale e nelle vicinanze di un parco acquatico molto frequentato, venne letteralmente preso d’assalto ed i primi 5 metri dalla strada furono trebbiati a mano da persone che evidentemente pensavano fosse marijuana, addirittura un giorno nel campo trovai diverse persone intente a fare del charas (non psicoattivo naturalmente ma di un ottimo sapore). Come comunque accennavo prima, oggi, girando per l’Italia sono sicuramente molte più le persone informate su questa pianta e le sue applicazioni e questo dato non fa che aumentare.

  • Vi interessate solo di coltivazione della canapa o vi ritenete contadini a 360 gradi ?

No, non ci interessiamo solo di canapa anche perché la canapa nell’agricoltura fa proprio da legante con le altre produzioni, basti pensare che in ambito alimentare per esempio, per fare un impasto alla canapa si deve per forza unire alla farina di canapa un altro cereale che abbia glutine o una pianta che abbia amido e quindi quale migliore occasione per valorizzare la biodiversità? Noi dovremmo fare medicina ciò che mangiamo come diceva Ippocrate ed è proprio così, qualunque cosa introduciamo nel nostro corpo, esso la assimila divenendo quel che la cosa che ha assimilato è.  Come spiegavo prima (tralasciando il fatto dei composti chimici spruzzati sulle piante) la pasta dei principali marchi che tutti i giorni gli italiani mangiano è OGM! Così come il pane e gli altri prodotti da forno e le intolleranze e i casi di celiachia aumentano…come mai non ce lo domandiamo? Oramai si legge solamente “grano duro, grano tenero” anche solo per mascherare il nome del grano che altrimenti sarebbe palese e facilissimo ricostruirne la storia ovvero se stiamo mangiando un grano naturale o meno. Quindi l’ideale sarebbe mangiare solo ciò che si è naturalmente selezionato in migliaia di anni nell’ambiente in cui è vissuto, questa è la biodiversità. Così per le nostre produzioni coltiviamo e ritiriamo da agricoltori in zona diverse tipologie di grani antichi: Farro, Saragolla, Senatore Cappelli, Solina, Rosciola e altri e quindi possiamo decisamente definirci contadini a 360°, anche se va detto che tutti noi dovremo essere contadini ma purtroppo il mondo odierno ci ha allontanato dalla verità dei beni essenziali, sostituendoli con i beni superflui di cui non si sarà mai sazi in un’ottica capitalistica dove le risorse sono infinite.

  • Quali sono i vostri progetti futuri? Come e cosa sarà Hemp farm tra qualche anno?

Come ci vediamo tra qualche anno? Mah.. Vedremo… la situazione della canapa in Italia e nel mondo sta bollendo e ci potrebbero essere delle vere e proprie rivoluzioni nel settore nel breve periodo. L’idea di partenza comunque è quella di unire diverse fattorie della canapa o “Hemp Farms” sotto un unico marchio che dia mercato non solo ai prodotti in canapa ma anche a tutti gli altri coltivati nelle diverse aziende per un reale “Made in Italy” di qualità. Nell’arco di qualche mese dovremmo sapere se ci approveranno il finanziamento del bando del PSR Abruzzo a cui abbiamo partecipato e potremo così acquistare diversi macchinari di trasformazione grazie ai quali avremo la possibilità di sviluppare nuovi prodotti e lavorazioni internamente alla cooperativa.salviamo_le_foreste_HempFarm_Growmaps_it

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